Trekking in Sardegna dell'ovest: storia di un sopralluogo per creare un viaggio perfetto!

Aggiornato il: lug 28


Trekking da Nebida a Masua lungo costa




Sono appena tornata da 3 giorni di sopralluoghi nell’Iglesiente nel sud ovest della Sardegna. Non è che non ci fossi mai stata o che non avessi mai fatto trekking in queste zone, ma non li avevo mai fatti con l’intenzione di tirare fuori il meglio da questa zona, già famosa per l’escursionismo in Sardegna.


Devo sedermi e concentrarmi per rimettere a posto i pensieri e le sensazioni perché sono onestamente scossa dalla bellezza del mondo che mi è scivolato attorno mentre camminavo in questa terra stupenda e selvaggia che è la Sardegna. Quello che ho appena finito di percorrere è un giro che veramente vi lascerà soddisfatti, che diventerà il vostro metro di misura per la parola Trekking, che rappresenterà al meglio il concetto di Escursionismo, si con la E maiuscola!



Inizio del sentiero a Plamegesu


Non sono una pioniera, l’iglesiente è noto per le sue gemme escursionistiche già da un po’, ma sento comunque di aver creato qualcosa di nuovo con questo viaggio, una specie di “il meglio di” fatto di zone conosciute ed altre totalmente fuori dalle mete escursionistiche in voga, luoghi che non vedo l’ora di far conoscere a tutti voi e a cui sono legata emotivamente in maniera profonda.


Se il termine Iglesiente, non vi dice comunque niente, forse vi farà suonare qualche campanello il “Cammino di Santa Barbara


Che Cosa è il Cammino di Santa Barbara?

E’ un cammino di 400km e 24 tappe che crea un enorme anello tra le zone montuose e interne del Sulcis Iglesiente e la sua costa. L'obiettivo è unire in unico percorso tutta la storia mineraria di questa zona. Santa Barbara, è la protettrice di tutti coloro che compiono mansioni pericolose: Pompieri, Demolitori e Minatori appunto. E di storia mineraria questa zona è intrisa, veramente ricca ed è possibile avvertirne la sbrilluccicante ricchezza ad occhio nudo sotto i vostri passi. La Storia di una terra e dei suoi abitanti, oggi riconosciuta dall’Unesco come Patrimonio Universale.


Enormi paesi fantasma che fanno da porta ad antri e pozzi profondi kilometri dal quale venivano estratti i preziosi minerali. Torri altissime con antichi ingranaggi che movimentavano ascensori e una rete ferroviaria che portava i minerali grezzi dall'interno fino ai porti minerari della costa attraverso montagne e macchia mediterranea impenetrabile.


Un wild west all’Italiana, un Klondike mediterraneo, un luogo incredibile.


La tappa nell'interno, Monte Arcuentu


Questi possono essere validi motivi per affrontare il Cammino di Santa Barbara, 20/25 giorni di cammino, zaino in spalla, in una zona semi deserta della Sardegna. tappe fino a 25 km con lunghi tratti di asfalto, lontano dalla logica escursionistica ma essenziali ai fini del cammino: farti arrivare da A a B in autonomia. Altro elemento è logistica ed i servizi, che appunto, fuori stagione balneare possono essere ridotti al minimo.


Come fare quindi, per godere di questo incredibile luogo nel modo più fluido e pratico? Con il nostro viaggio trekking in sardegna nell’Iglesiente, La Grande Avventura nel Sud Ovest della Sardegna.


E ora vi racconto cosa ho visto e cosa vedrete, vi racconto di una tappa di questo viaggio che sarà:


Da Funtanamare a Mausa

La tappa originaria del Cammino di Santa Barbara andrebbe da Gonnesa a Nebida, ma io preferisco la classica tappa da Plamegesu a Mausa, probabilmente una delle tappe di trekking costiero più bella d’italia. Parto dalla Spiaggia di Funtanamare e cammino lungo la sua lunghissima battigia e mi godo tutto lo iodio che il mare mi regala con il suo fresco respiro. La spiaggia termina ed iniziano le colline di mare, coperte di rosmarino, cisto ed elicriso che scendono ripidissime giù fino all'acqua. Il sentiero è semplicemente perfetto,, guadagna quota gradualmente il che fa sentire le gambe leggere. Il blu ed il verde potrebbero bastare a tenermi sorpresa e felice, ma la vera bellezza deve ancora venire. La costa rientra leggermente e scollinando un piccolo promontorio guadagniamo lo sguardo sulla costa di Nebida, primo paese minerario, ed i suoi faraglioni. Giù, in basso, 3 enormi scogli rompono l’orizzonte ed in fondo si hanno i primi incredibili scorci sulle bellissime scogliere di calcare di Mausa e Porto flavia, è uno scorcio che ha di fiabesco che toglie il fiato.



I faraglioni di Nebida e Porto Masua


Il sentiero continua gentile, e sarebbe continuato gentile, se non fosse per una frana che ne ha mangiato un buon 500 metri di sviluppo, ma fortunatamente la strada asfaltata è una 20 di metri sopra di me, e con una ripida salita, qualche centinaio di metri di asfalto ed una dolce discesa, sono di nuovo su questo incredibile percorso. E’ cambiato di nuovo tutto.


Di fronte a me si apre il primo scenario di vita mineraria: pietraie di scarto, vecchi tubi arrugginiti che corrono lungo ripidissime scarpate verso quello che ora è lo scheletro di una laveria, antica struttura in cui i minerali venivano “lavati”, ovvero puliti dai materiali inerti che li ricoprivano per poi essere caricati sulle navi.


Oggi la Laveria la Marmora con le sue arcate, ha perso il suo valore di relitto industriale, rimane solo il relitto romantico e bellissimo che incornicia con le sue arcate il paesaggio sottostante. Che vita difficile deve essere stata, per i minatori che camminavano su questi sentieri per andare a lavorare il duro metallo e non per godere del panorama, come faccio io.



La Laveria la Marmora


Con questi pensieri arrivo sotto Nebida, qui finirebbe la tappa, perché andare oltre vuol dire allontanarsi dalla cittadina e quindi non avere possibilità di rientro, ma nel mio viaggio userò dei transfer privati per recuperarci, quindi posso permettermi di continuare a camminare e quello che segue è semplicemente incredibile.


Da Nebida a Masua

Una salita mi riporta all’altezza di Nebida, che però abbandono velocemente seguendo il sentiero che continua a correre in quota sui fianchi della costa, costa che adesso è cambiata completamente soprattutto per la sua geomorfologia. Tonde e piccole colline si alzano e si abbassano fino ad arrivare al mare, dando vita ad un paesaggio surreale, reso ancora più magico dalla luce che si muove tra le nuvole. La roccia di queste colline è cambiata completamente ed è ora del color vinaccia più intenso dando ancora più contrasto a tutto: Blu mare, vinaccia roccia, verde scuro macchia, azzurro cielo.




Le colline di mare tra Nebida e Masua



Si sale e si scende, ma sempre con dolcezza, circumnavigando queste colline di mare con scorci sui faraglioni dietro di noi e sul Pan di Zucchero di fronte a noi. Il pan di Zucchero è un enorme monolite di Calcare che si erge a pochi metri dalla costa, dalle pareti lisce e purissime e ricoperto di un prato verde e pendente che invita a correrci sopra, se non fosse in mezzo al mare.


3km scorrono leggeri in questo ambiente, tra cale e foreste di macchia e l’arrivo a Masua è bello quanto ogni metro di questo stupendo sentiero, un atterraggio perfetto che ti porta fino all'altezza del mare in una cala che in un solo momento incornicia perfettamente l’essenza di questo luogo.



Ora sono a Masua, un non luogo, è una cala fatta da due spiagge separate da un faraglione. Alle sue spalle l'enorme complesso minerario in disuso, il più grande di questa zona e motivo dell’esistenza di Porto Flavia. Porto flavia è un luogo che non dovrebbe esistere, un porto di montagna. Si sa, porti e montagne non vanno d’accordo eppure è così. Per rendere i trasporti dei minerali più brevi possibili si pensò una grande opera, un sistema di gallerie che arrivavano fino alla fine della scogliera dove le barche, protette dal maestrale, potevano affiancarsi e potevano essere caricate da pozzi verticali. Se non si sanno tutte queste cose, e si vede la struttura di porto Flavia, si può veramente pensare di essere in un luogo mitologico, creato ad hoc, una scenografia de Il Signore degli Anelli e quello che stiamo vedendo non è, nuovamente, un relitto industriale, ma le porte di Moria, la città miniera dentro la montagna.


E’ tutto molto bello, ma sono a metà tra due tappe del Cammino di Santa Barbara ed ovviamente non c’è nessuno qui a Masua. Comincio la risalita verso l’alto, sull’asfalto, e mi distraggo pensando a quando finirò questa tappa con il gruppo, stanco ma soddisfatto, e che vedrò scorrere questa strada seduta sul transfer che ci sarà venuto a prendere, pensando già al buon aperitivo che ci aspetta in struttura.


Invece oggi sono a piedi e continuo a camminare sull’asfalto, lentamente fino a Nebida. Bevo una birretta e rinvigorita faccio l’autostop. Si fermano subito (evviva la Sardegna e i sardi) una coppia di pensionati originari di Nebida. In macchina gli chiedo se fossero ex minatori, SI! Se i loro genitori fossero stati minatori, SI! Se avessero visto la Laveria in funzione, SI! E gioisco un pochino, pensando al mio lavoro, non di pioniera, ma comunque di esploratrice di luoghi e tradizioni che userò come ingredienti per la storia che sarà il viaggio trekking nell’Iglesiente, in Sardegna, sui passi di Santa Barbara.


Ho scritto troppo. Vorrei raccontarvi anche dell’incredibile tappa dell’interno sul Monte Arcuentu, e del proseguo del cammino costiero da Masua a Cala domestica, ma mi tengo questa storia per un pochino più avanti.


Magari la vedrete con i vostri occhi!


Ci vediamo in Sardegna


Oltre il mare c’è di piu’



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