5 buoni motivi per fare Trekking nel Sud Ovest della Sardegna

Nel precedente articolo vi ho parlato del Cammino di Santa Barbara e del Sentiero dei 5 Faraglioni da Funtanamare a Masua (tappe del Viaggio Cammino Minerario di Santa Barbara e Costa Ovest).

La prima volta che ho visto la Costa l’Ovest è stato come mettere piede su un altro pianeta. Ero una ragazzina molto romantica e mi sentivo quasi un’eroina alla conquista di un Paese esotico e sconosciuto…

Mi ricordo ancora molto bene quel senso di inquietudine e meraviglia: quando passi la tua infanzia nella paradisiaca Costa Sud Est della Sardegna, tra i muschi e i graniti dei 7 fratelli, pensi che il mondo finisca alla Torre di Porto Giunco.

  • Sentieri nel blu
  • Deserti di sabbia
  • Vulcani
  • Foreste
  • Cascate

Questi sono i 5 motivi per fare Trekking nel sud Ovest della Sardegna.

Ve li racconto in questo articolo

Miniere nel Blu: da Masua a Cala Domestica

Masua sullo sfondo dei 5 faraglioni di Nebida – compreso il Pan di Zucchero, Su Concali in sardo, il gigante bianco (133m s.l.m) che sorge pacifico davanti a quel porto sospeso sul mare che è Porto Flavia – le alte scogliere porpora, ocra, verde smeraldo e nere; Canal Grande e tutti gli altri profondi canali rocciosi protetti da fitta macchia e inaspettati rigagnoli; la Torre di Cala Domestica – che compare e scompare continuamente in questo sali e scendi tra ginepri nani piegati dal vento che sbatte sulle rocce a picco sul mare.

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Costa tra Masua e Cala Domestica escursioni in Sardegna

Queste sono le rocce più  antiche della Sardegna, e un tempo potevano incastrarsi perfettamente con le coste della Spagna…siamo andati alla deriva e ci siamo fermati nel mezzo di quel mare che poi ha limato, levigato e corroso queste rocce di lava.

Dopo circa 2 km dopo la partenza da Masua sei praticamente immerso in una delle aree piu’ selvagge della Sardegna, in un contesto paesaggistico mozzafiato, ma l’adrenalina di essere in un posto così spettacolare si intreccia con la consapevolezza che questi camminamenti, sentieri e mulattiere si intrecciano alla storia personale di tanti minatori che sono stati i protagonisti dell’era delle miniere della Sardegna.

Piccoli tunnel, gallerie, canali, porticcioli, magazzini, laverie, antiche ferrovie, pozzi affiorano lungo tutto il percorso. E’ un’escursione quasi perfetta: devi mettere la giusta attenzione ad ogni passo ma hai il tempo e lo spazio per goderti il panorama, che non stanca mai e ti spinge a continuare fino alla meta.

Le Dune di Piscinas: Costa Verde

La Spiaggia di Piscinas (1,5 km quadrati di dune che raggiungono i 100 m di altezza) è ora considerata una delle più belle spiagge del Mondo, infatti l’estate è sicuramente un periodo critico per la Costa verde ed è un precario equilibrio tra la salvaguardia dell’ambiente e la promozione di un turismo non invasivo.

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Dune della spiaggia di Piscinas

Beh, io sono figlia di campeggiatori liberi: erano gli anni 80′ quando sgattaiolavo felice fuori dalla tenda a 4 zampe a godermi l’alba, mentre mio padre si infilava la muta da pesca nella battigia e mia mamma preparava la moka sul piccolo fornellino accanto alla tenda.

Il campeggio libero ora è proibito, ma qualche accampata con sacco a pelo (o anche senza sacco a pelo) sono riuscita a farmela nella Costa Verde: una delle più belle sensazioni è quella di svegliarsi intorpiditi all’ombra e scivolare lentamente verso la battigia, mentre il sole ti asciuga le ossa piano e piano e poi non puoi fare altro che immergerti come un coccodrillo o una foca monaca dentro l’acqua.

Credo che sia giusto proteggere l’Habitat di Piscinas, questo immenso e unico deserto in Europa, dove la sabbia, per i forti venti, accumula maestose cime di sabbia che si estendono fino a 2 km nell’entroterra.

Tutto è grande a Piscinas: 7 km di spiaggia dorata, mare profondo dove sai che si tufferà il più grande sole rosso che tu abbia mai visto, dune altissime e poi nell’entroterra lo sguardo ti porta lontano, fino al più bel profilo del Monte Arcuentu. Anche qui erano tanti i percorsi che univano Montevecchio, Ingurtosu e Naracauli, il villaggio abbandonato, sede distaccata della Centrale mineraria che aveva sede a Montevecchio. Conosco persone che sono nate qui, perché i loro genitori lavoravano in miniera.

Naracaoli è spettrale, monumentale, inquietante, ma regale e bellissima.. E’ una donna nella mia testa, e sembra più vecchia di quello che in realtà sia realmente, ma è saggia e ha vissuto intensamente. Resiste in silenzio, più forte del vento che soffia tra le cornici delle finestre che non ci sono più. La natura non può ancora ingoiare e cancellare i ricordi, accetta Naracaoli così com’è, ancora un po’: case e palazzi senza tetti, la Chiesa e l’Ospedale, i cantieri, la Laveria, i pozzi, gli impianti, i canali…sempre li, nel silenzio delle montagna, dove i cervi bramiscono e a volte esplorano fino al Mare.

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Montevecchio e Monte Arcuentu

C’era una volta il Festival Cantiere Teatrale di Montevecchio: le abitazioni, il palazzo del direttore, le foresterie, falegnamerie, la mense, le strade, tutta Montevecchio, dopo pochi anni dalla chiusura definitiva delle Miniere aveva ripreso vita grazie a laboratori e spettacoli di Teatro meravigliosi, che molto spesso avevano come scenario le meraviglie naturali del territorio, come le Spiagge della Costa Verde e Aree minerarie.

E’ qui che ho visto per la prima volta i cervi, nelle notti d’estate, scendere piano fino alla fontana, sui selciati neri di ossidiana brillante alla luce della luna. Ma ero sempre anche abbastanza felice di sentirli, aggirarsi per il sottobosco ombroso e buio.

E’ qui che ho conosciuto molti di quelli che sono i miei amici di oggi, quelli che ancora mi accompagnano nel tempo libero ad esplorare la Sardegna, a studiare e camminare sui sentieri dove poi camminerò con voi. La maggior parte di loro sono di Guspini e dei paesini vicini e i loro nonni e parenti hanno lavorato in Miniera.

Oggi Montevecchio è un bellissimo Museo a cielo aperto, ma quei luoghi per me hanno un suono che riempie la solitudine e la tranquillità, e un po’ la sconvolgono, la inquietano. Mi commuovono. E’ alla cima del Monte Arcuentu (785 m s.l.m) che siamo diretti, l’antico vulcano del Sud.

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Monte Arcuento da Piscinas

Ci sono molti sentieri per “salire”, perché molti hanno ancora qui l’azienda e il pascolo, o semplicemente un piccolo orto e qualche animale. Dolcemente il paesaggio della campagna e dei muretti a secco si apre verso i promontori che incorniciano le spiagge della Costa verde.

La bruma del mare crea uno sfumato pittoresco alla sarda: il vento forte di Maestrale porta fino a queste cime gocce di sale che piacciono agli antichissimi lecci arroccati sulla piazzaforte di questo castello di roccia.

Il monte pare sia sempre stato considerato sacro, ancora prima del cristianesimo. Sulla sua cima, all’ombra dei lecci centenari, si trovano i ruderi di un monastero fortificato e di capanne di eremiti.

Il vento è protagonista (Arcu’entu, Arco di vento tradotto) e soffia tra le creste e le punte di questo antichissimo ammasso semi compatto di tufi, basalti e rioliti. Cominciamo a scendere e vedere il monte dal basso e capire le proporzioni dell’impresa compiuta mi da sicurezza.

Ma quello che forse mi piace di più di tutto questo percorso è camminare sulle creste e avvicinarmi alle lame che si alzano ritte dalle pendici del monte fino alla valle: sono come le immense mura di una grande città fantastica, o altissime trincee dove si infila solo il vento e cresce l’erba verdissima.

Sono croste, croste di una grande ferita, spesse e sporgenti, cicatrici dell’attività vulcanica dell’area.

A un certo punto ci si infila letteralmente in un bosco di mirto e corbezzoli per poi riaprirsi in una campagna soleggiata, vasta. Accompagnati dal suono del campanaccio di capre e mucche allo stato brado, ci lasciamo alle spalle la montagna.

Monti del Linas: i Sentieri dell’acqua tra le vette più alte del Sud Sardegna

Questa è una delle aree più verdi della Sardegna ma i suoi boschi di leccio, ora protetti e custoditi, un tempo sono stati tagliati e bruciati per alimentare le fonderie del circondario, poi sono stati sostituiti dai pini. La foresta ora è fitta, sempre verde e lo scrosciare dell’acqua è una costante: sorgenti e cascate spaccano la roccia granitica e scorrono fino a valle, ad irrigare i campi della piana tra Villacidro e Gonnosfanadiga, ai piedi delle cime più alte della Sardegna del Sud (la vetta più alta è Perda de Sa mesa, 1236 m s.l.m),

La suggestione del luogo ha ispirato viaggiatori e turisti d’eccezione come Gabriele D’Annunzio.

E’ una lunga camminata, un’immersione in una Sardegna diversa, immensa e dolce, un percorso di ombre, luce e acqua. Sembra di vedere i pastori, i boscaioli, i taglialegna, i cacciatori a piedi, al galoppo su queste dolci montagne… sono le pagine di “Paese d’Ombre” di Giuseppe Dessì che mi ispirano in questa suggestione ambientata nella Sardegna di fine ‘800.

Gran parte del territorio è compreso nel Parco Culturale e Ambientale dedicato al nostro scrittore Premio Strega 1972.

Perché mi sono innamorata dell’Ovest?

Perché questa è la terra dei Giganti, dove l’uomo ha cercato di governare la Natura, la terra del vento che solleva le onde, la terra del popolo dei surfisti e dei viaggiatori on the road, la terra dei gloriosi tramonti. La terra delle miniere.

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Nel precedente articolo vi ho parlato del Cammino di Santa Barbara e del Sentiero dei 5 Faraglioni da Funtanamare a Masua (1° e 2° tappa del Trekking nella Sardegna dell’Ovest).

La prima volta che ho visto la Costa l’Ovest è stato come mettere piede su un altro pianeta. Ero una ragazzina molto romantica e mi sentivo quasi un’eroina alla conquista di un Paese esotico e sconosciuto…

Mi ricordo ancora molto bene quel senso di inquietudine e meraviglia: quando passi la tua infanzia nella paradisiaca Costa Sud Est della Sardegna, tra i muschi e i graniti dei 7 fratelli, pensi che il mondo finisca alla Torre di Porto Giunco.

  • Sentieri nel blu
  • Deserti di sabbia
  • Vulcani
  • Foreste
  • Cascate

Questi sono i 5 motivi per fare Trekking nel sud Ovest della Sardegna.

Ve li racconto in questo articolo

Miniere nel Blu: da Masua a Cala Domestica

Masua sullo sfondo dei 5 faraglioni di Nebida – compreso il Pan di Zucchero, Su Concali in sardo, il gigante bianco (133m s.l.m) che sorge pacifico davanti a quel porto sospeso sul mare che è Porto Flavia – le alte scogliere porpora, ocra, verde smeraldo e nere; Canal Grande e tutti gli altri profondi canali rocciosi protetti da fitta macchia e inaspettati rigagnoli; la Torre di Cala Domestica – che compare e scompare continuamente in questo sali e scendi tra ginepri nani piegati dal vento che sbatte sulle rocce a picco sul mare.

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Costa tra Masua e Cala Domestica escursioni in Sardegna

Queste sono le rocce più  antiche della Sardegna, e un tempo potevano incastrarsi perfettamente con le coste della Spagna…siamo andati alla deriva e ci siamo fermati nel mezzo di quel mare che poi ha limato, levigato e corroso queste rocce di lava.

Dopo circa 2 km dopo la partenza da Masua sei praticamente immerso in una delle aree piu’ selvagge della Sardegna, in un contesto paesaggistico mozzafiato, ma l’adrenalina di essere in un posto così spettacolare si intreccia con la consapevolezza che questi camminamenti, sentieri e mulattiere si intrecciano alla storia personale di tanti minatori che sono stati i protagonisti dell’era delle miniere della Sardegna.

Piccoli tunnel, gallerie, canali, porticcioli, magazzini, laverie, antiche ferrovie, pozzi affiorano lungo tutto il percorso. E’ un’escursione quasi perfetta: devi mettere la giusta attenzione ad ogni passo ma hai il tempo e lo spazio per goderti il panorama, che non stanca mai e ti spinge a continuare fino alla meta.

Le Dune di Piscinas: Costa Verde

La Spiaggia di Piscinas (1,5 km quadrati di dune che raggiungono i 100 m di altezza) è ora considerata una delle più belle spiagge del Mondo, infatti l’estate è sicuramente un periodo critico per la Costa verde ed è un precario equilibrio tra la salvaguardia dell’ambiente e la promozione di un turismo non invasivo.

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Dune della spiaggia di Piscinas

Beh, io sono figlia di campeggiatori liberi: erano gli anni 80′ quando sgattaiolavo felice fuori dalla tenda a 4 zampe a godermi l’alba, mentre mio padre si infilava la muta da pesca nella battigia e mia mamma preparava la moka sul piccolo fornellino accanto alla tenda.

Il campeggio libero ora è proibito, ma qualche accampata con sacco a pelo (o anche senza sacco a pelo) sono riuscita a farmela nella Costa Verde: una delle più belle sensazioni è quella di svegliarsi intorpiditi all’ombra e scivolare lentamente verso la battigia, mentre il sole ti asciuga le ossa piano e piano e poi non puoi fare altro che immergerti come un coccodrillo o una foca monaca dentro l’acqua.

Credo che sia giusto proteggere l’Habitat di Piscinas, questo immenso e unico deserto in Europa, dove la sabbia, per i forti venti, accumula maestose cime di sabbia che si estendono fino a 2 km nell’entroterra.

Tutto è grande a Piscinas: 7 km di spiaggia dorata, mare profondo dove sai che si tufferà il più grande sole rosso che tu abbia mai visto, dune altissime e poi nell’entroterra lo sguardo ti porta lontano, fino al più bel profilo del Monte Arcuentu. Anche qui erano tanti i percorsi che univano Montevecchio, Ingurtosu e Naracauli, il villaggio abbandonato, sede distaccata della Centrale mineraria che aveva sede a Montevecchio. Conosco persone che sono nate qui, perché i loro genitori lavoravano in miniera.

Naracaoli è spettrale, monumentale, inquietante, ma regale e bellissima.. E’ una donna nella mia testa, e sembra più vecchia di quello che in realtà sia realmente, ma è saggia e ha vissuto intensamente. Resiste in silenzio, più forte del vento che soffia tra le cornici delle finestre che non ci sono più. La natura non può ancora ingoiare e cancellare i ricordi, accetta Naracaoli così com’è, ancora un po’: case e palazzi senza tetti, la Chiesa e l’Ospedale, i cantieri, la Laveria, i pozzi, gli impianti, i canali…sempre li, nel silenzio delle montagna, dove i cervi bramiscono e a volte esplorano fino al Mare.

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Montevecchio e Monte Arcuentu

C’era una volta il Festival Cantiere Teatrale di Montevecchio: le abitazioni, il palazzo del direttore, le foresterie, falegnamerie, la mense, le strade, tutta Montevecchio, dopo pochi anni dalla chiusura definitiva delle Miniere aveva ripreso vita grazie a laboratori e spettacoli di Teatro meravigliosi, che molto spesso avevano come scenario le meraviglie naturali del territorio, come le Spiagge della Costa Verde e Aree minerarie.

E’ qui che ho visto per la prima volta i cervi, nelle notti d’estate, scendere piano fino alla fontana, sui selciati neri di ossidiana brillante alla luce della luna. Ma ero sempre anche abbastanza felice di sentirli, aggirarsi per il sottobosco ombroso e buio.

E’ qui che ho conosciuto molti di quelli che sono i miei amici di oggi, quelli che ancora mi accompagnano nel tempo libero ad esplorare la Sardegna, a studiare e camminare sui sentieri dove poi camminerò con voi. La maggior parte di loro sono di Guspini e dei paesini vicini e i loro nonni e parenti hanno lavorato in Miniera.

Oggi Montevecchio è un bellissimo Museo a cielo aperto, ma quei luoghi per me hanno un suono che riempie la solitudine e la tranquillità, e un po’ la sconvolgono, la inquietano. Mi commuovono. E’ alla cima del Monte Arcuentu (785 m s.l.m) che siamo diretti, l’antico vulcano del Sud.

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Monte Arcuento da Piscinas

Ci sono molti sentieri per “salire”, perché molti hanno ancora qui l’azienda e il pascolo, o semplicemente un piccolo orto e qualche animale. Dolcemente il paesaggio della campagna e dei muretti a secco si apre verso i promontori che incorniciano le spiagge della Costa verde.

La bruma del mare crea uno sfumato pittoresco alla sarda: il vento forte di Maestrale porta fino a queste cime gocce di sale che piacciono agli antichissimi lecci arroccati sulla piazzaforte di questo castello di roccia.

Il monte pare sia sempre stato considerato sacro, ancora prima del cristianesimo. Sulla sua cima, all’ombra dei lecci centenari, si trovano i ruderi di un monastero fortificato e di capanne di eremiti.

Il vento è protagonista (Arcu’entu, Arco di vento tradotto) e soffia tra le creste e le punte di questo antichissimo ammasso semi compatto di tufi, basalti e rioliti. Cominciamo a scendere e vedere il monte dal basso e capire le proporzioni dell’impresa compiuta mi da sicurezza.

Ma quello che forse mi piace di più di tutto questo percorso è camminare sulle creste e avvicinarmi alle lame che si alzano ritte dalle pendici del monte fino alla valle: sono come le immense mura di una grande città fantastica, o altissime trincee dove si infila solo il vento e cresce l’erba verdissima.

Sono croste, croste di una grande ferita, spesse e sporgenti, cicatrici dell’attività vulcanica dell’area.

A un certo punto ci si infila letteralmente in un bosco di mirto e corbezzoli per poi riaprirsi in una campagna soleggiata, vasta. Accompagnati dal suono del campanaccio di capre e mucche allo stato brado, ci lasciamo alle spalle la montagna.

Monti del Linas: i Sentieri dell’acqua tra le vette più alte del Sud Sardegna

Questa è una delle aree più verdi della Sardegna ma i suoi boschi di leccio, ora protetti e custoditi, un tempo sono stati tagliati e bruciati per alimentare le fonderie del circondario, poi sono stati sostituiti dai pini. La foresta ora è fitta, sempre verde e lo scrosciare dell’acqua è una costante: sorgenti e cascate spaccano la roccia granitica e scorrono fino a valle, ad irrigare i campi della piana tra Villacidro e Gonnosfanadiga, ai piedi delle cime più alte della Sardegna del Sud (la vetta più alta è Perda de Sa mesa, 1236 m s.l.m),

La suggestione del luogo ha ispirato viaggiatori e turisti d’eccezione come Gabriele D’Annunzio.

E’ una lunga camminata, un’immersione in una Sardegna diversa, immensa e dolce, un percorso di ombre, luce e acqua. Sembra di vedere i pastori, i boscaioli, i taglialegna, i cacciatori a piedi, al galoppo su queste dolci montagne… sono le pagine di “Paese d’Ombre” di Giuseppe Dessì che mi ispirano in questa suggestione ambientata nella Sardegna di fine ‘800.

Gran parte del territorio è compreso nel Parco Culturale e Ambientale dedicato al nostro scrittore Premio Strega 1972.

Perché mi sono innamorata dell’Ovest?

Perché questa è la terra dei Giganti, dove l’uomo ha cercato di governare la Natura, la terra del vento che solleva le onde, la terra del popolo dei surfisti e dei viaggiatori on the road, la terra dei gloriosi tramonti. La terra delle miniere.

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Trekking in Sardegna: il meglio del sud in un unico viaggio
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Accompagnati da Guida Parco dell' Arcipelago Toscano; l'Isola di Capraia, l'unica di origine vulcanica tra le 7 isola del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano, un isola selvaggia, magnifica e particolare. E' meraviglioso conoscerla via mare o a piedi lungo i tanti sentieri panoramici che danno la possibilità di godersi panorami indimenticabili ad un passo dalla Corsica. Ricca di fioriture primaverili tipiche della macchia mediterranea, con la roccia rossa vulcanica e con un mare color smeraldo da favola... Guido trekking a Capraia dal 2001, e la sento come la mia isola "casa", sempre felicissima di tornarci.
5 gg - Dal 05/03 al 09/03 - 2024
Arcipelago Toscano
12 POSTI DISPONIBILI
Francesca
CONFERMATO - 2 POSTI DISPONIBILI
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Da Piazza della Signoria a Piazza del Campo. La Via Romea del Chianti, che congiunge Firenze a Siena, non è una trovata pubblicitaria dell'ufficio del turismo della Toscana, ma un vero percorso storico, ricco di testimonianze del passaggio di pellegrini, documentato dall’esistenza di antichi ricoveri. Portato alla luce dall'ottimo lavoro di un gruppo di volontari dell'Associazione “Comunità Toscana Il Pellegrino”, attraversa il cuore della regione in uno dei più bei paesaggi d’Italia: il Chianti.
4 gg Dal 07/03 Al 10/03/2024
Toscana
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Maurizio
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Un viaggio nel cuore delle Crete Senesi, il Parco Naturale e Culturale della Val d'Orcia, Siena e Radicofani, alle pendici del Monte Amiata. Pellegrini sulla Via Francigena più bella. Non basta? COMBINA questo viaggio con "La Via Francigena da Radicofani a Viterbo" e con "La Via Francigena da Viterbo a Roma", per un'esperienza completa e unica attraverso uno dei territori più belli d'Italia!!!
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Toscana
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Sara 🇬🇧
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Diletta
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Trekking e Terme in Toscana Meridionale tra la Provincia di Siena e quella di Grosseto tra il Monte Amiata e la Maremma Grossetana: il Vivo d'Orcia, le Terme dei Bagni di San Filippo; I Borghi Medievali di Roccalbegna, Rocchette di Fazio e Montemerano; Le Terme del Gorello a Saturnia; le Riserve Naturali del Monte Labbro, di Rocconi e di Pescinello; gli Eremi di San Filippo, l'Ermicciolo e l'Eremo di David Lazzaretti.
7gg - Dal 16/03 al 22/03 - 2024
Toscana
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Carla
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5 giorni di pura bellezza! Non basta? COMBINA questo viaggio con "La Via Francigena da Siena a Radicofani" e con "La Via Francigena da Viterbo a Roma", per un'esperienza completa e unica attraverso uno dei territori più belli d'Italia!!! Decidi tu, in base alle tue esigenze. Un viaggio a cavallo tra la Toscana del sud e l'alto Lazio. Nel mezzo le Crete Senesi, il Parco Naturale e Culturale della Val d'Orcia, Acquapendente, detta la Gerusalemme Verde e La Tuscia Viterbese. Pellegrini sulla Via Francigena più bella.
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Lazio
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Sara 🇬🇧
CONFERMATO
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Un affascinate Viaggio a piedi nella Tuscia Viterbese, un trekking semplice e alla portata di tutti i camminatori. La Tuscia Viterbese è uno di quei luoghi della cui bellezza e particolarità non ci si può rendere conto se non immergendocisi totalmente . Perchè non sono le cose che si possono vedere come le Tombe Etrusche i ponti e gli anfiteatri romani, le valli incantate, la via Francigena, la Via Clodia, i borghi medievali e poi le dolci colline e i pascoli, i noccioleti a perdita d'occhio e poi uliveti e i boschi rigogliosi. Per questo basterebbe un documentario. C'è un ingrediente in più che si può solo vivere direttamente e di persona, l'atmosfera che si respira, che si percepisce, è unica, ha qualcosa di misterioso.
5gg - Dal 20/03 al 24/03
Lazio
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Luca
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L'isola d'Elba è la più conosciuta e grande tra le isole del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano, troviamo una varietà di vegetazione, minerali, rocce, spiagge, incredibile per essere solo 224 km2.
 Col nostro trekking a base fisse arriveremo alla cima del Monte Capanne (1018mt), visiteremo le miniere, cammineremo sul granito, scopriremo piccoli borghi e ci godremo l'isola lontano dal caotico periodo estivo. I panorami sono assicurati così come il buon cibo e il vino aleatico tipico dell'isola. Accompagnati da Guida Parco, Guida Turistica e Guida Ambientale
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