Isole-Lofoten-la-baia-di-Stokkvika

Stokkvika

Non so bene come iniziare questo articolo. Se parlare di me, del viaggio, delle Isole Lofoten, perché ci sono tutti e tre questi elementi nel mio cervello e nel mio cuore, tutti che ribollono.

Ogni volta che sono in Norvegia, sento l’istinto di buttare fuori in parole tutto quello che mi entra dentro. Le Isole Lofoten lasciano il segno, ormai l’ho capito, ho accompagnato più di 100 persone in 4 anni in questo incredibile luogo e l’effetto è sempre lo stesso.

4 anni, 8 turni, 16 traghetti Bodo/Svolvaer, Moskenes/Bodo, 100 persone e l’effetto è sempre lo stesso anche su di me. Ed anche questa volta sono sul traghetto di ritorno a Bodo, a fine del primo turno e dopo due giorni da Ramingo sulle montagne di Mosknesoya, e come ogni volta, questo trasferimento lo passo a scrivere.

Ok, basta roba profonda e filosofica, se volete sapere come mi sento leggete questo articolo qui: Ritorno a Bodo

Se invece volete sapere dei miei due giorni di campeggio selvaggio non cambiate canale.

Sono anni che vengo alle Lofoten, e vedo tendine posizionate in luoghi stupendi, proprio dove le avrei messe io se fossi stato io la persona in quella tenda. Ma io vengo alle Lofoten per lavorare ed il mio lavoro è la vacanza di altri, mai la mia, fino ad oggi!

Anche quest’anno mi faccio due turni in queste isole stupende.

Parto da Bodo, sbarco a Svolvaer, scalo il monte Tuva, mi trasferisco ad Henningsvaer, saliamo il Fastvasttingden, andiamo a Borg, scendiamo ad Unstad, ci trasferiamo ad A i Lofoten, scaliamo il Munken e visitiamo Bunes e torniamo a Bodo, ma non questa volta, questa volta il primo gruppo torna a Bodo (ciao primo gruppo, lasciarvi è sempre difficile) io invece resto ad A. Un po’ per errore ed un po’ per volontà ho ben 4 giorni liberi tra il primo ed il secondo turno.

Che fare quindi con tutto questo tempo a disposizione? Tornare a Bodo, sulla terra ferma, per 4 giorni sembrava un’idea un po’ stupida, non che costosa – stare fermi in città in Scandinavia può essere estremamente proibitivo – E la voglia di vedere pezzetti di Lofoten che non ho mai visto è troppa. Poi c’è una cosa che desidero fare da sempre. Vedere il tramonto sul mare del nord.

Il nostro viaggio alle Isole Lofoten, per svariati motivi, ha strutture sempre sulla costa SUD, ed il che comporta sempre l’impossibilità di vedere tramonti. Grandi colori dietro le montagne, ma mai la palla infuocata enorme che sfiora l’acqua, sfiora…

Comunque… Sono ad “A i Lofoten”, è mattina, il gruppo spende gli ultimi minuti di permanenza sulle isole prima di tornare nella terra ferma. Gli accompagno alla fermata del bus. Salgono sul bus. Salutano dal bus.

Normalmente, quando faccio due turni di seguito, i giorni tra i turni sono giorni difficili, di stanchezza fisica ed emotiva. Lasciare andare un gruppo con il quale hai condiviso un viaggio come quello alle Isole Lofoten, che sono diventati una piccola famiglia, che sono delle facce amiche, con tutta l’energia che comporta questo processo, e sapere che arriveranno 15 persone nuove, uniche, volti sconosciuti con i quali dalla sera condividerai pasti, camere da letto, intimità, può essere estremamente drenante. Quindi, di solito, mi sento un po’ stanco, e molto triste.

Oggi è diverso.

Oggi mentre il gruppo preparava le valige per rientrare in Italia, io mi preparavo all’avventura.

Come fare campeggio selvaggio alle Isole Lofoten?

Cosa serve per stare due giorni di campeggio selvaggio alle isole Lofoten? Lo stesso che ti servirebbe per una settimana, cambiano solo la quantità di provviste. Dalla borsa grande tiro fuori la tenda, maledetto cadavere trascinato fino a quel momento, diventa immediatamente oggetto essenziale. Il materassino, il sacco a pelo, le gavette, il fornellino, il gas, una moka, la borraccia, il coltellino. I vestiti, su quelli risparmi. Il meteo è positivo, quindi basta un pile ed un piumino, una maglietta per camminare ed una per dormire (vi siete mai infilati sudati di trekking in un sacco a pelo?).

Il Cibo: una cena, una colazione, un pranzo, un’altra cena. Una patata lessa, un uovo lesso, del parmigiano, frutta secca, biscotti, ah, una birra! Sempre una birra! OLE’

E’ tanto che non faccio un trekking zaino in spalla ed il peso degli oggetti nel mio zaino sono una sensazione confortevole e mi fanno provare sempre la stessa sensazione di sicurezza. Nel mio zaino c’è tutto per sopravvivere due giorni, forse tre, e per fortuna alle Lofoten, puoi bere da qualsiasi rigagnolo, quindi l’acqua non sarà un problema.

Luca, mio collega maestro mentore, mi consiglia di salire ad un passo che vediamo spesso durante le nostre escursioni ad A, lui c’è stato e la vista è incredibile, io porto l’idea un po’ più in là e decido di scendere nella valle dopo il passo, percorrerla tutta e arrivare fino al tanto agognato mare del nord e dormire li, vedere il sole che scivola lungo la linea dell’acqua, ci si bagna, e scivola verso Est per dar vita ad un altro giorno senza mai tramontare.

Dal sito Rando Lofoten mi scarico una traccia gps e leggo le pochissime informazioni che danno: percorri il primo lato sul lato ovest, sali al passo, scendi, percorri il lago nella valle nord sul lato est, scendi nella baia. Grado di difficoltà: DIFFICILE – tse, sono una guida Trekkilandia io, sarà difficile per voi. Maledetta superbia.

Saluto il bus che parte e imbocco il sentiero del lago, che parte esattamente dietro la fermata. Ho percorso molte volte il sentiero lungo il lago dietro A, ma questa volta è diverso. Lo zaino pesante rende i passi più precisi, e lo sguardo va sempre al passo difronte a me. Luca mi aveva detto che sarebbe stato ripido, ma d’altronde tutto alle Lofoten è ripido, ma quel sentiero, visibile nella sua interezza sembra veramente, veramente ripido.

il lago dietro a A i Lofoten

All’inizio della salita faccio un leggero cambio di assetto, tolgo uno strato, poso la macchina fotografica e tiro fuori i bastoncini da trekking, respirone e via. Nella mia testa salgo fluido, veloce e senza affanno. Nella realtà faccio una sosta ogni 10 min e vengo passato da due schegge francesi che vedo partire 20 min dopo di me e dopo 10 erano già in cima. Vabbè, senza zaino son bravi tutti, ma gli ultimi passi sono veramente verticali, si usano mani e piedi ed a tratti siamo sul primo o secondo grado di roccia… godo, veramente, mentre spingo su mani e piedi provo piacere, che è aumentato dal fatto che il passo ormai è a una decina di metri da me. Scolletto con gioia e rumore, come mio solito, solo per essere azzittito dai francesi e da un’altra coppia in contemplazione del panorama. Poso lo zaino e salgo la vicina vetta per i miei vari urletti commemorativi.

La vista è incredibile, a sud la valle del lago Agvatnet, forma l’ampolla di una clessidra, che va a chiudersi verso A mentre dall’altra parte l’ampolla superiore è fatta dal mare, contornato dalle vette delle montagne che sovrastano A. Muovo lo sguardo dal basso della clessidra, verso l’alto, verso la strettoia e quello che vedo sembra un miraggio. Il mare finisce, inizia il cielo e metri sopra il mare e quasi fluttuante in mezzo al cielo, ci sono lontane montagne della terra ferma.

Una intera catena montuosa che sembra sospesa in mezzo all’aria. L’isola che non c’è esiste ed è esattamente difronte a me. Mi faccio cullare ancora qualche momento da questa immagine bellissima, fatta di realtà e fantasia, per poi tornare con i piedi per terra e spiegarmi che quelle che vedo sono le montagne della terra ferma. In ogni modo è bellissimo e mi sento grato ed innamorato delle isole Lofoten che riescono a stupirmi ogni anno.

La vista dal passo verso A i Lofoten

La giornata è ancora lunga, vedo la valle dove voglio andare a dormire e più che motivi di logistici, non è che farà buio qui, è la curiosità che mi spinge a rimettermi lo zaino in spalla girare lo sguardo verso nord e cominciare la discesa.

Copia perfetta della salita, la discesa è ugualmente ripidissima, ma se dal versante sud il terreno era compatto, da quello nord è fatto di una fine graniglia – pensiero parallelo – Solo le lofoten sono insidiose bagnate tanto quanto asciutte: se bagnate si cammina su fango, se asciutte su polvere, ma in entrambi i casi non si è mai sicuri di star in piedi – fine pensiero parallelo – che rendono i miei passi veramente precari. Ogni volta che appoggio un piede finisco per “sciare” di 30-40cm verso il bordo del sentiero. Mi rendo conto che lo zaino pesante che ho sulle spalle sta influendo molto e la possibilità di cadere mi sembra talmente probabile che decido di abbandonare il sentiero battuto per camminare parallelamente ad esso, ma nella bassa e fitta vegetazione tipica delle Isole Lofoten.

Da questo momento in poi inizieranno le 2 ore escursionistiche più intense della mia vita. La discesa resta ripida fino all’ultimo metro, con continui cambiamenti di fondo di sentiero che da sabbioso muta velocemente a pietraia, prima fine poi grande. Quando finalmente si arriva al fondo valle si percorrono solo pochi metri di fondo compatto, quasi una presa in giro. Magicamente la vegetazione si alza, o il sentiero si abbassa, non lo so, ma mi ritrovo a scavalcare felci enormi che coprono tutto incluso dove metto i piedi. Il sentiero, nonostante costeggi un lago, fa continui sali e scendi tra enormi sassi, piccole colline e canali di roccia. Più volte sono costretto a togliermi lo zaino e issarlo o calarlo dagli ostacoli per non essere d’ingombro.

Cambia tutto, ogni 5 metri questo sentiero cambia totalmente. Sassi bagnati piccoli, sassi asciutti enormi, strette cenge dove non c’è spazio per mettere i piedi affianco all’altro – Ciao, se stai leggendo questo articolo e pensando al nostro viaggio alle Isole lofoten, sappi che tutte le nostre escursioni sono mooolto più facili di questa – strette cenge si alternano continuamente nei due km più lunghi di sempre.

Poi come al solito quando si cammina in montagna, quello che sembrava irraggiungibile compare all’improvviso davanti ai miei occhi. La baia di Stokkvika, il mare del nord ed il sole che prova a tramontare.

Il panorama dalla mia tenda

Non c’è campo qui. Nessuna distrazione.

Monto la mia tenda, mangio, bevo la mia birra e guardo questo pezzetto di mondo perfetto davanti a me.

Il cielo comincia a diventare rosso, il sole comincia a sfiorare l’acqua e nel frattempo, come se avessi bisogno di aggiungere elementi alla meraviglia che sto vedendo, vedo un branco di sterne attaccare e spaventare un’aquila e tutti insieme attraversano il mio orizzonte di tramonto artico. Poi una nave da crociera (èh? Si) si sposta da ovest ad est, come l’aquila e le sterne. Piccoli attimi che ricorderò per sempre, insieme ad il protagonista indiscusso, il sole, che continua a sfiorare l’acqua e continua a correre anche lui verso est, da dove sorgerà, di nuovo, senza essere mai tramontato.

Aquila rincorsa dalle sterne

Nave da crociera all’orizzonte

Il giorno successivo mi sono svegliato con la sensazione, che spesso mi prende quando raggiungo luoghi remoti, di voler ritardare al massimo il mio rientro. Esco dalla tenda, faccio colazione, e mi ri addormento sul morbido muschio sotto il caldo solicchio del nord. Poi mi faccio coraggio e smonto la tenda, poi dormo un altro po’ (sono i miei giorni di festa perdinci) poi riprendo il cammino per A i Lofoten.

Sentiero intorno al lago, salita ripidissima, passo, discesa ripidissima, sentiero intorno a lago. Mi sento veramente appagato quando raggiungo A, monto la mia tenda e mi vado a godere il cinnamon bun più buono di tutta la Norvegia. Finalmente ho visto il sole del nord, finalmente ho fatto campeggio selvaggio alle Isole Lofoten!

Adoravo le Isole Lofoten, ora le adoro un po’ di più.

Giulio Cuccioli

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