Viaggi a Piedi d’Estate nell’Himalaya Indiano alla scoperta del Piccolo Tibet

Himalaya, la catena montuosa che annovera le cime più alte del pianeta; i quattordici ottomila e centinaia di altri settemila. La catena montuosa che separa la piattaforma indiana dall’altopiano tibetano è stata per gli alpinisti europei del dopoguerra il campo di gioco in cui realizzare i propri sogni e le proprie ambizioni.

Quando si parla di Himalaya inevitabilmente si pensa al Nepal, il paese asiatico che schiacciato tra India e Cina è conformato per quasi un 70% da un territorio montuoso che si distribuisce da Ovest verso Est, e che comprende alcune tra le montagne più alte della Terra come l’Annapurna, Manaslu, Lothse, Kanchenjunga e Everest. La presenza dell’Himalaya e del sistema monsonico indiano creano le condizioni affinché viaggiare e far trekking in Nepal sia di fatto possibile durante la stagione pre-monsonica (aprile-maggio) o post-monsonica (ottobre-novembre); mesi in cui la probabilità di incontrare gli intensi e improvvisi rovesci temporaleschi è molto bassa.

Chiaramente le due finestre stagionali per i trekking e i viaggi a piedi, precludono coloro i quali durante i mesi primaverili ed autunnali non hanno la possibilità di godere delle settimane di ferie dal lavoro che sono quasi sempre concentrate durante l’estate.

Ecco quindi che il nostro sguardo si sposta verso un altro lato dell’Himalaya, il versante indiano e in particolare verso una regione dell’Himalaya indiano ancora poco conosciuta e remota, che le ha permesso di conservare nel tempo (parlo di secoli) tradizioni, stili di vita e una religione millenaria. Sto parlando del Ladakh e del buddhismo Tibetano.

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Nell’Himalaya Indiano è possibile far trekking anche d’estate
Dove si trova il Ladakh

Il Ladakh è una provincia dello stato indiano del Jammu&Kashmir situato nell’estremo nordoccidentale dell’India. Così come il Nepal, anche il Ladakh si trova schiacciato tra due grandi superpotenze economiche come l’India e la Cina, tuttavia rispetto al Nepal gode della fortuna di trovarsi al di là della catena principale dell’Himalaya. Quando infatti si vola da Nuova Delhi verso la capitale del Ladakh, Leh, ci si trova a sorvolare gli impressionanti bastioni innevati dell’Himalaya oltre i quali ci si trova ad atterrare nel paesaggio arido e desertico del Ladakh.

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Le cime dell’Himalaya Indiano viste dalla Shanti Stupa buddhista di Leh

Il fenomeno dell’ombra pluviometrica prodotto dalla catena himalayana protegge questa regione dal monsone estivo, motivo per il quale un viaggio trekking in Ladakh è fattibile anche durante i mesi estivi, da giugno a settembre.

Nonostante il Ladakh appartenga politicamente all’India, viaggiare in Ladakh non significa viaggiare in India, tutt’altro. Pensate che il Ladakh è collegato via terra al resto del paese attraverso un’unica via di accesso, la strada Manali-Leh percorribile solamente da inizio giugno a fine settembre quando i passi carrabili oltre i cinquemila metri vengono aperti.

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Giovani monaci buddhisti giocano in un monastero del Ladakh

Al contrario del traffico, dei rumori e della confusione che si incontrano quando ci si trova a viaggiare nel resto dell’India; la vita in Ladakh scorre lenta, tranquilla e silenziosa e con una popolazione di poco oltre 300 mila abitanti, questa provincia è una delle più disabitate dell’India. Passare dal caos di Nuova Delhi alla tranquillità di Leh sarà un piacevole shock mentale e spirituale.

Ladakh: un viaggio nel passato del buddhismo tibetano

A differenza del Nepal in cui solo il 9% della popolazione professa la religione buddhista, in Ladakh oltre il 70% segue invece le tradizioni e gli insegnamenti del buddhismo tibetano giunti fin qui alla fine del IX secolo dal vicino altopiano. La disgregazione dell’impero tibetano portò alla frammentazione del territorio e alla creazione di tre regni minori: il Ladakh, lo Zanskar e Spiti; nei quali iniziò a fiorire e a svilupparsi la filosofia e la cultura del buddhismo tibetano.

Un viaggio in Ladakh ha questa fortissima componente storico-culturale e ci offre la possibilità di entrare in contatto e conoscere la storia del buddhismo tibetano che negli ultimi settant’anni è stato completamente spazzato via dal suo luogo di origine, il Tibet appunto.

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Le ruote di preghiera buddhiste si trovano ovunque nei monasteri del Ladakh

All’inizio degli anni ’50 la Cina di Mao invade il Tibet ed inizia un processo graduale di eliminazione della cultura e delle tradizioni che i tibetani avevano portato avanti per decine di secoli. Dopo alcuni anni il capo spirituale del Tibet, il XIV Dalai Lama, decide di scappare dal paese e trova rifugio in India, paese in cui risiede al giorno d’oggi. Con lui inizia la diaspora tibetana che vede centinaia di migliaia di persone costrette a lasciare il proprio paese stretto sempre più nella morsa della Rivoluzione Culturale di Mao e del Partito Comunista Cinese. I tibetani cercano rifugio nei paesi vicini come il Nepal e soprattutto l’India, che oggigiorno ospita la più grande comunità di rifugiati tibetani nella città di Dharamshala nello stato dell’Himachal Pradesh.

L’avanzata cinese cancella secoli di storia e cultura dai monasteri del Tibet; manoscritti vengono bruciati, gompas e stupas rase al suolo, le tradizioni e lo stile di vita dei tibetani che decidono di rimanere nel proprio paese vengono tragicamente e brutalmente modificate dallo sviluppo industriale ed economico introdotto negli anni ’80 e ’90 dalla Repubblica Popolare Cinese. Lhasa, antica capitale del Tibet e sede del palazzo di Pothala, viene spogliata dal suo ruolo spirituale e conquistata dal progresso introdotto dai migranti cinesi delle vicine province dello Sichuan e Quinghai.

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Monaco buddhista e la catena dell’Himalaya Indiano sullo sfondo

Fortunatamente all’altro lato della frontiera il Ladakh resiste a questi grandi cambiamenti politici, storici e sociali e continua a mantenere ancora oggi il suo tradizionale stile di vita, tanto che lo si definisce spesso con l’appellativo di Piccolo Tibet. Monasteri come quello di Hemis, Thiksey, Stakna e Lamayuru distribuiti lungo al verdeggiante vallata dell’Indo, mantengono ancora oggi la loro funzione spirituale e religiosa ma soprattutto permettono alle giovani generazioni che vi accedono, di trasmettere la storia e la filosofia di una parte del mondo che altrimenti si sarebbero oramai perdute da decenni.

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Il monastero di Lamayuru, tra i meglio conservati del Ladakh

Un viaggio di gruppo in Ladakh oltre ad offrire bellissime opportunità di trekking nelle sconfinate vallate delle catena dell’Himalaya, permette anche di entrare a stretto contatto con i monasteri, i palazzi, le tradizioni e la storia del buddhismo tibetano. Opportunità più unica che rara data la forte pressione politica ed economica che da decenni la Cina sta attuando nei confronti del Tibet.

 

Altre informazioni sul Ladakh ed altri viaggi estivi nella regione li puoi trovare nelle seguenti pagine:

https://www.trekkilandia.it/viaggi/viaggio-in-ladakh-trekking-india

https://www.trekkilandia.it/destinazioni/ladakh

Marco Rosso

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