Itinerari in Val d’Orcia a piedi: mappa, consigli per il trekking e cosa vedere

In questa guida

Camminare in Val d’Orcia è il modo più antico e più nuovo di scoprirla. Antico perché i sentieri che oggi attraversiamo sono gli stessi che mezzadri, briganti e pellegrini della Via Francigena percorrevano da secoli; nuovo perché solo oggi, dopo che il paesaggio è entrato nelle cartoline mondiali della Toscana, queste colline sono finalmente lette come una destinazione di trekking a tutti gli effetti.

 

In questo articolo trovi una mappa degli itinerari principali, i sentieri nominati che fanno scuola — dal Sentiero dei Cipressi all’Anello di Monticchiello, dalla Via Francigena al Sentiero del Brunello — più i consigli su quando andare, dove dormire e come pianificare un trekking di 2, 3 o 5 giorni. Il punto di vista è quello di chi questa terra la attraversa per lavoro, accompagnando da anni viaggiatori italiani e d’oltremare.

 

val-dorcia-itinerari-a-piedi-toscana
La Val d’Orcia con i suoi variopinti paesaggi è ricca di itinerari a piedi

La Val d’Orcia in breve

La Val d’Orcia si trova nella parte meridionale della provincia di Siena, al confine fra Toscana, Umbria e Lazio. Dal 2004 è Patrimonio dell’UNESCO come paesaggio culturale: un raro esempio di territorio agricolo modellato dall’uomo nel corso di otto secoli e rimasto sostanzialmente intatto.

Il Parco Artistico Naturale e Culturale della Val d’Orcia comprende cinque comuni: Castiglione d’Orcia, Montalcino, Pienza, Radicofani e San Quirico d’Orcia. La rete dei sentieri ufficiali conta circa 17 percorsi numerati per un totale di 185 km, gestiti dal Comune di San Quirico e segnalati con palline bianche e rosse del CAI.

I migliori itinerari di trekking

Riportiamo qui i sette itinerari più belli e più rappresentativi, quelli che consigliamo a chi viene per la prima volta. Ogni scheda riporta partenza/arrivo, lunghezza, dislivello indicativo, difficoltà, tempo di percorrenza e periodo consigliato. Tutti i percorsi sono ad anello o con rientro logistico semplice.

1: Sentiero dei cipressi: da San Quirico d’Orcia a Vitaleta

    • Distanza: ~ 6 km · Dislivello: 100 m · Tempo: 2-3 h · Difficoltà: facile (E)
    • Partenza: San Quirico d’Orcia · Arrivo: Cappella di Vitaleta (rientro a San Quirico)
    • Periodo: tutto l’anno; ideale aprile-giugno e settembre-novembre
    • Punti d’interesse: cipressini di San Quirico, podere Belvedere, Cappella di Vitaleta

È l’itinerario simbolo. I cipressini lungo la provinciale Buonconvento–San Quirico, conosciuti come “i cipressini di San Quirico”, sono il logo non scritto della Val d’Orcia. Il sentiero ad anello che parte dal centro storico permette di avvicinarsi piano piano e poi di proseguire fino alla Cappella di Vitaleta, fra strade bianche, campi di grano e quel biancore della facciata che, nelle ore di tramonto, sembra accendersi.

2: Anello di Vitaleta: la cappella nel mare di grano

    • Distanza: ~ 10 km · Dislivello: 200 m · Tempo: 3-4 h · Difficoltà: facile-media (E)
    • Partenza/Arrivo: Pienza (parcheggio panoramico)
    • Periodo: marzo-giugno (verde brillante), settembre-ottobre
    • Punti d’interesse: Cappella di Vitaleta, podere Terrapille, vista su San Quirico

È il sentiero che molti riconoscono — anche senza averci mai messo piede — perché coincide con la scena del sogno di Massimo Decimo Meridio nel film Il Gladiatore. Si scende lungo i tornanti alle pendici di Pienza, si attraversa il grano alto fino ai fianchi e si arriva ai due cipressi che fanno da sentinella alla cappella. La statua originale della Madonna, opera dei Della Robbia, oggi è custodita nella Chiesa di San Francesco a San Quirico.

3: Anello di Monticchiello: tra Pienza e il borgo medievale

    • Distanza: ~ 9 km · Dislivello: 250 m · Tempo: 3 h · Difficoltà: facile (E)
    • Partenza/Arrivo: Pienza o Monticchiello
    • Periodo: tutto l’anno; sconsigliato luglio-agosto in piena giornata
    • Punti d’interesse: Monticchiello (borgo fortificato), poderi storici, vista sul Monte Amiata

Il percorso più “toscano da cartolina” senza essere l’icona di Vitaleta. È un anello che si snoda tra dorsi argillosi, ginestre e querce, con arrivo nel borgo fortificato di Monticchiello — celebre per il Teatro Povero, la rappresentazione popolare estiva. È il sentiero ideale come introduzione alla zona: facile, panoramico, con un buon ristoro a metà.

4: Sentiero del Brunello: Montalcino–Torrenieri tra i vigneti

    • Distanza: ~ 10 km · Dislivello: 350 m in discesa · Tempo: 3 h · Difficoltà: facile (E)
    • Partenza: Montalcino · Arrivo: Torrenieri (rientro in autobus o navetta concordata)
    • Periodo: aprile-giugno; settembre-ottobre per la vendemmia
    • Punti d’interesse: vigneti del Brunello DOCG, abbazia di Sant’Antimo (deviazione)

Si parte dalla Rocca di Montalcino, 564 m, e si scende lentamente fra i vigneti del Brunello DOCG, uno dei rossi più premiati al mondo. Il percorso permette di fermarsi in cantina — il numero di aziende aperte alla degustazione è altissimo — e con una breve deviazione di porta all’Abbazia di Sant’Antimo, gioiello romanico immerso negli ulivi.

5: Via Francigena in Val d’Orcia: tappa San Quirico–Bagno Vignoni

    • Distanza: ~ 10 km · Dislivello: 200 m · Tempo: 3 h · Difficoltà: facile (E)
    • Partenza: San Quirico d’Orcia · Arrivo: Bagno Vignoni
    • Periodo: tutto l’anno; bellissimo in inverno per il bagno termale
    • Punti d’interesse: Spedaletto (antico ospedale dei pellegrini), Bagno Vignoni

È una porzione storica della Via Francigena, l’antica strada del pellegrinaggio Canterbury–Roma. Il tratto Val d’Orcia è uno dei più suggestivi dell’intero cammino. Si arriva a Bagno Vignoni, paese unico al mondo per la sua piazza-vasca termale alimentata da sorgenti calde a 49 °C, e si chiude la giornata con i piedi a bagno gratis nei gorelli del Parco dei Mulini.

6: Anello La Foce – Lucciola Bella: tra calanchi e biancane

    • Distanza: ~ 12 km · Dislivello: 400 m · Tempo: 4 h · Difficoltà: media (EE)
    • Partenza/arrivo: La Foce (Chianciano Terme)
    • Periodo: ottobre-maggio (in estate il caldo è penalizzante)
    • Punti d’interesse: Riserva Naturale Lucciola Bella, calanchi argillosi, biancane

Il volto più selvaggio della Val d’Orcia. Qui l’argilla domina e modella il paesaggio in calanchi e biancane — quelle cupole bianche di roccia che sembrano lune cadute. È l’itinerario per chi vuole capire perché la valle, per i mezzadri, era anche “un deserto”. Sentiero meno battuto, atmosfera diversa.

7: Anello dell’Abbazia di Sant’Antimo

    • Distanza: ~ 8 km · Dislivello: 250 m · Tempo: 3 h · Difficoltà: facile-media (E)
    • Partenza/arrivo: Castelnuovo dell’Abate
    • Periodo: tutto l’anno
    • Punti d’interesse: Abbazia di Sant’Antimo, oliveti storici, eremi rupestri

L’abbazia romanica di Sant’Antimo — XII secolo, monaci premostratensi fino al 2015 — è uno degli edifici religiosi più belli della Toscana. L’anello tocca anche piccoli eremi rupestri scavati nel tufo e percorre crinali di oliveti secolari, con vista sul cono del Monte Amiata.

Val d’Orcia in 2, 3 e 5 giorni a piedi

Tre proposte concrete a seconda del tempo a disposizione, dal weekend lungo al viaggio a piedi accompagnato.

Weekend di 2 giorni: il classico San Quirico–Pienza

Giorno 1: arrivo a San Quirico d’Orcia, visita del centro e Sentiero dei Cipressi (~ 6 km, pomeriggio). Cena in paese.
Giorno 2: trasferimento a Pienza, Anello di Vitaleta o di Monticchiello (~ 9-10 km), pranzo a Pienza, partenza nel pomeriggio.

3 giorni in Val d’Orcia a piedi

Giorno 1: arrivo a San Quirico, Sentiero dei Cipressi.
Giorno 2: tappa Francigena San Quirico–Bagno Vignoni (~ 10 km), pomeriggio termale gratuito al Parco dei Mulini.
Giorno 3: Anello di Monticchiello con base Pienza, degustazione pecorino e pici, partenza.

5 giorni: il viaggio guidato Trekkilandia

Trekkilandia organizza un trekking guidato di 5 giorni in Val d’Orcia: “Trekking della dolce Val d’Orcia” con la guida Francesca Uluhogian, dall’11 al 15 marzo 2026 (verificare disponibilità sul calendario). Il viaggio include tutti gli itinerari principali con bagaglio trasportato in pulmino, cene tipiche e degustazioni Brunello.

Quando andare: periodo migliore mese per mese

La Val d’Orcia cambia colore radicalmente di stagione, e questa è una delle ragioni che la rendono unica. Sintesi pratica:

Mese Adatto? Cosa aspettarsi
Gennaio-Febbraio Sì, con vestiario adeguato Brina, qualche neve sull’Amiata, atmosfera silenziosa
Marzo Ideale Verde brillante del grano in crescita, fioriture
Aprile-Maggio Ideale (top stagione) Verde mare di grano, papaveri, ginestre, temperature perfette
Giugno Buono Fine stagione del verde, prime giornate calde
Luglio-Agosto Sconsigliato in giornata Caldo intenso, ombra rara; cammina solo all’alba o al tramonto
Settembre Ideale Mietitura completata, rotoballe d’oro, vendemmia a Montalcino
Ottobre-Novembre Ideale Colori autunnali, terra arata, atmosfera quieta
Dicembre Buono Pochi turisti, possibili gelate, prezzi bassi

Cosa vedere in Val d’Orcia lungo i sentieri

Camminare in Val d’Orcia significa anche entrare nei suoi borghi, fermarsi in un’abbazia, immergersi in una vasca termale del Cinquecento. Ecco i cinque luoghi imperdibili che incroci lungo gli itinerari di trekking, organizzati per area geografica della valle.

Pienza, la città ideale del Rinascimento

Pienza è una piccola perla rinascimentale unica al mondo, e il suo nome non è sempre stato questo. In origine si chiamava Corsignano: fu qui che nel 1405 nacque Enea Silvio Piccolomini, futuro Papa Pio II. Una volta salito al soglio pontificio, decise di trasformare il villaggio della sua infanzia in una “città ideale” rinascimentale, chiamando l’architetto fiorentino Bernardo Rossellino — allievo di Leon Battista Alberti — e affidandogli un progetto urbanistico che oggi è considerato uno dei primi esperimenti di pianificazione urbana moderna in Europa.

Nascono così Piazza Pio II, la Cattedrale dell’Assunta, il Palazzo Piccolomini con i giardini pensili affacciati sull’Orcia, il pozzo monumentale e l’intero impianto del centro storico, costruito in soli quattro anni (1459-1462).

Pienza è Patrimonio UNESCO dal 1996 e nel 2019 ha ospitato anche le riprese della serie TV I Medici con Dustin Hoffman. È la base perfetta per percorrere l’Anello di Vitaleta o l’Anello di Monticchiello: si parte dal centro a piedi e in pochi minuti si è nei campi di grano. Da non andar via senza aver assaggiato un piatto di pici — i grossi spaghetti porosi conditi al ragù di cinghiale, di cinta senese o all’aglione — e un pecorino di Pienza nelle sue molte stagionature.

Bagno Vignoni e le terme libere del Parco dei Mulini

Bagno Vignoni è uno di quei luoghi che, una volta visti, non si dimenticano. Nel centro del paese non c’è una piazza: c’è una vasca termale di 49 °C, lunga circa 50 metri, alimentata dalle sorgenti vulcaniche legate al Monte Amiata. È la Piazza delle Sorgenti, costruita nel XVI secolo per volere di Pio II, ed è probabilmente l’unica piazza-vasca al mondo. Sui suoi vapori si affacciano il loggiato di Santa Caterina da Siena — che qui veniva a curarsi — e il palazzo del papa rinascimentale, usato spesso oggi per installazioni di arte contemporanea e concerti, con un palco che sembra fluttuare sull’acqua.

Nella vasca non si fa il bagno, ma poco sotto il paese si trova il Parco dei Mulini, dove l’acqua termale scende lungo gli antichi canali che muovevano i mulini medievali e si raccoglie in vasche naturali e gorelli liberi e gratuiti, accessibili tutto l’anno. Bastano scarponi e costume sotto i pantaloni: a fine giornata, dopo la tappa di Via Francigena da San Quirico, immergere i piedi nell’acqua calda dei gorelli è una delle esperienze più belle che la Val d’Orcia regali.

Montalcino e l’Abbazia di Sant’Antimo

Montalcino domina dall’alto della sua collina, 564 metri di altitudine, l’intero versante occidentale della Val d’Orcia. Il borgo è chiuso da mura medievali e raccolto attorno alla Fortezza trecentesca, costruita nel 1361 e diventata simbolo della resistenza repubblicana di Siena: nel 1555, dopo la caduta della città, gli ultimi reggenti della Repubblica si rifugiarono qui per quattro anni dando vita alla cosiddetta “Repubblica di Siena riparata in Montalcino”.

Oggi però Montalcino è famoso per un’altra ragione: il Brunello DOCG, uno dei vini rossi più premiati al mondo. Nelle enoteche del centro e nelle cantine del territorio si trovano etichette che vanno dalla piccola produzione familiare ai grandi nomi internazionali, e una degustazione in cantina è la chiusura naturale del Sentiero del Brunello. A circa 10 km, immersa tra ulivi secolari nel comune di Castelnuovo dell’Abate, c’è l’Abbazia di Sant’Antimo: gioiello del romanico toscano costruito in pietra di alabastro e travertino tra XI e XII secolo, secondo la tradizione fondata da Carlomagno.

Fino al 2015 ha ospitato i monaci premostratensi che cantavano le ore canoniche in gregoriano; oggi è gestita da una comunità diocesana che ne ha in parte mantenuto la pratica.

La Cappella di Vitaleta e i cipressini di San Quirico

Sono i due simboli più fotografati della Val d’Orcia, e li incontri entrambi lungo i sentieri principali. La Cappella di Vitaleta è un piccolo edificio religioso bianco con due cipressi a fare da sentinelle, in piena campagna a metà strada tra San Quirico d’Orcia e Pienza, accanto a un podere. La sua facciata candida risplende con la luce della sera e il sentiero che vi conduce attraverso i campi di grano è — letteralmente — la scena del sogno di Massimo Decimo Meridio nel film Il Gladiatore.

La cappella custodiva una statua della Madonna realizzata dai Della Robbia nella loro bottega fiorentina: una terracotta invetriata meravigliosa e ritenuta miracolosa, che a lungo Pienza e San Quirico si sono contesi e che oggi, per ragioni di sicurezza, è conservata nella Chiesa di San Francesco a San Quirico.

I cipressini di San Quirico sono invece un piccolo gruppo di alberi lungo la strada provinciale che da Buonconvento porta al paese: sembrano collocati lì per pura estetica, ma in realtà nascono come uccellatoio. I contadini li piantavano in zone particolarmente aperte per dare riparo alle greggi e per cacciare gli uccelli che li usavano come posatoi. Poco romantico, lo sappiamo, ma il loro profilo iconico è ormai la cartolina della Toscana nel mondo.

Castiglione d’Orcia e Radicofani

Sono i due borghi medievali più “verticali” della valle, e quelli che meglio raccontano il passato fortificato della Val d’Orcia. Castiglione d’Orcia si raccoglie attorno alla sua Rocca medievale e domina il paesaggio dai suoi 540 metri di altitudine; nel piccolo centro storico in pietra, la Pieve dei Santi Stefano e Degna custodisce opere della scuola senese del Trecento. A pochi chilometri, nella frazione di Rocca d’Orcia, svetta la Rocca a Tentennano (o Rocca di Tintinnano): fortezza trecentesca arroccata su uno sperone roccioso da cui lo sguardo abbraccia tutto il Parco — a est Pienza, a ovest il Monte Amiata, a sud Radicofani.

Radicofani è il guardiano meridionale della valle, arroccato a 783 metri su un’antica intrusione vulcanica. La sua Rocca, oggi visitabile come museo, era considerata imprendibile nel Medioevo ed è legata indissolubilmente alla figura di Ghino di Tacco, brigante-cavaliere del XIII secolo citato da Dante nel Purgatorio e protagonista di una novella di Boccaccio nel Decameron: una sorta di Robin Hood toscano che dalla Rocca controllava la Via Francigena e taglieggiava i pellegrini ricchi.

La realtà storica è più sfumata della leggenda, ma è bello pensarlo. Da Radicofani passarono molti viaggiatori del Grand Tour — da Stendhal a Charles Dickens — lasciando descrizioni spesso severe ma testimonianze preziose dell’asprezza di questo paesaggio.

Cosa mangiare e bere lungo i sentieri in Val d’Orcia


Camminare apre l’appetito, e per fortuna qui si è capitati nel posto giusto. La Val d’Orcia è una di quelle zone d’Italia in cui cibo, vino e paesaggio si tengono per mano: quello che si beve a Montalcino lo si vede crescere nei vigneti del Sentiero del Brunello, il pecorino di Pienza arriva dai pascoli che si attraversano in cammino, i pici sono ancora fatti a mano nelle trattorie di paese da signore che li arrotolano davanti ai tuoi occhi. Ecco quello che secondo noi non si può lasciare nel piatto.

I pici: il piatto da non mancare

Cominciamo dalla pasta che, semplicemente, non si può saltare. I pici sono dei grossi spaghetti fatti a mano, molto più porosi della pasta secca, ed è proprio questa porosità a renderli unici: i sughi gli si attaccano addosso che è una goduria solo a pensarci. I condimenti classici, qui in valle, sono quattro.

Pici al ragù di cinghiale — il più diffuso, intenso, perfetto a fine cammino. Pici al ragù di cinta senese, più dolce e più delicato. Pici all’aglione, con un sugo di pomodoro fresco e l’aglione della Valdichiana, un parente più grosso dell’aglio comune che ha il pregio di non lasciare l’alito pesante (e per chi cammina in gruppo non è un dettaglio).

E poi i pici alle briciole, la versione povera: pangrattato tostato nell’olio, niente di più, ed era quello che mangiavano i contadini quando di carne in casa non c’era nemmeno l’idea. Gli ingredienti per farli? Acqua, farina (rigorosamente bio e valdorciana) e mani esperte che arrotolano a più non posso. Provare per credere.

Il pecorino di Pienza: una cosa seria

Il profumo del pecorino di Pienza ti accoglie già fuori dalle mura. Una volta dentro al paese, non c’è bottega che non ne abbia almeno quattro o cinque varietà in vendita, e qui sta il bello: ce n’è davvero per tutti i gusti.

Si parte dal pecorino fresco di latte crudo, morbido e quasi dolce, fatto da meno di due settimane. Si passa al semistagionato (uno o due mesi), il più equilibrato, perfetto a fettine sottili sul pane sciapo toscano. Poi c’è lo stagionato lungo, che i pastori dell’Amiata fanno invecchiare anche per un anno e prende un sapore deciso, quasi piccante.

Ma è sulle stagionature speciali che Pienza dà il meglio: il pecorino sotto cenere, quello invecchiato nella foglia di noce (che gli regala un sentore amarognolo unico), il pecorino al tartufo, e — il nostro preferito — quello affinato nelle vinacce di Brunello, che assorbe il colore rosso del vino e si porta dietro anche un po’ del suo aroma. Una sosta in caseificio o in una buona bottega del centro vale almeno un’ora del tuo tempo.

La cinta senese DOP: un maiale tornato dal passato

Riconoscibile a vista per il suo manto nero con la fascia bianca attorno al collo e alle zampe anteriori — da cui appunto il nome — la cinta senese è una razza suina antichissima, già ritratta nel Trecento da Ambrogio Lorenzetti negli affreschi del Buon Governo a Siena.

Negli anni Settanta era praticamente estinta, soffocata dalle razze industriali più produttive; oggi è tornata grazie al lavoro testardo di pochi allevatori e dal 2012 è tutelata da Denominazione di Origine Protetta (DOP). Vive allo stato semibrado, si nutre di ghiande e radici nei boschi della valle, e la sua carne ha un sapore intenso che non si confonde con altro.

La trovi nei salumi — prosciutto di cinta senese, finocchiona, capocollo, salame — e nei sughi: il ragù di cinta che condisce i pici è un’esperienza completamente diversa dal ragù di maiale a cui sei abituato.

Brunello DOCG e Orcia DOC: i due rossi della valle

Il Brunello di Montalcino DOCG non ha bisogno di presentazioni. Vino rosso pluripremiato tra i più venduti al mondo, è fatto al 100% da uve di Sangiovese Grosso — che qui chiamano appunto Brunello — e invecchia per legge almeno cinque anni, di cui due in botte di rovere. Che sia in cantina o in enoteca, una degustazione non può mancare. E non solo per il vino: a Montalcino le aziende vanno dalla piccola realtà familiare con la tinaia nel podere ai più avveniristici e moderni templi del vino, e ognuna ha una storia da raccontare.

Se volete spendere meno e magari fare una scoperta, chiedete del fratello minore: il Rosso di Montalcino DOC, sempre Sangiovese, ma con un solo anno di invecchiamento, più immediato, perfetto per i piatti di tutti i giorni. E visto che siamo a parlare di vino non si può dimenticare la giovane e promettente produzione di Orcia DOC: una denominazione nata nel 2000 che copre i comuni della valle escluso Montalcino, ha già il suo Consorzio e ha saputo farsi largo tra i giganti con cui si ritrova a condividere lo spazio. I prezzi sono ancora abbordabili e le cantine accoglienti.

Il miele millefiori dell’Amiata e gli altri prodotti del territorio

A chiudere, due cose che si trovano lungo i sentieri e che spesso si perdono per la fretta. Il miele millefiori dell’Amiata è prodotto dalle api che bottinano sulle pendici del vecchio vulcano e nei boschi attorno alla valle: di colore ambrato chiaro, ha un sapore floreale con una nota balsamica caratteristica che gli arriva dai castagni. Si compra direttamente dai produttori — molti hanno il punto vendita in azienda — e fa un regalo perfetto da portare a casa, oltre a essere quello che ti salva la colazione il mattino dopo una tappa lunga.

Da non dimenticare anche l’olio extravergine d’oliva delle colline attorno a Montalcino e San Quirico, lo zafferano di San Gimignano che spesso si trova anche qui nei mercati del sabato, e — se siete in valle in autunno — i funghi porcini e le castagne dei boschi del Monte Amiata, che finiscono nelle zuppe e nelle minestre delle trattorie più tradizionali.

Storia e curiosità: il sogno dei viaggiatori d’oltremare

C’è una domanda che mi fanno spesso quei viaggiatori americani che incrocio in valle, e che torno volentieri a raccontare: ma voi che ci vivete qui, non vi stancate mai di tutta questa bellezza? Per rispondere bisogna fare un passo indietro, perché la Val d’Orcia non è sempre stata una cartolina: è stata terra di mezzadri, di pellegrini, di briganti e di viaggiatori del Grand Tour, e queste vecchie storie sono ancora qui, sotto i sentieri che oggi percorriamo a piedi.

Le “Tuscan Rolling Hills” e il set del Gladiatore

Hi Sara, this will be my second trip to Italy. That time I booked an agriturismo to better enjoy the countryside and to slow down. My goal is to see the Tuscan Rolling Hills.

Ricordo ancora la prima richiesta di visita delle Tuscan Rolling Hills: “cosa saranno mai?”, mi chiesi… “Ce ne sono così tante di dolci colline in Toscana!”. Grande fu la sorpresa nell’aprire le foto inequivocabili che mi erano state allegate alla mail. Con precisione chirurgica la signora inviava tre immagini trovate sul web.

La prima ritraeva i cipressini di San Quirico d’Orcia. La seconda la Cappella di Vitaleta. La terza alcune scene tratte dal film “Il Gladiatore”. Non c’erano dubbi: le Tuscan Rolling Hills erano “nient’altro” che la Val d’Orcia, divenuta negli ultimi anni la cartolina dell’Italia nel mondo!

cappella-vitaleta-cipressi-val-dorcia
La Cappella di Vitaleta circondata dai classici cipressi della Val d’Orcia

Le tre immagini corrispondono a tre luoghi, assolutamente bellissimi, iconici e conosciuti – dai più – solo per la loro incredibile qualità di essere sempre fotogenici.

La sfida per noi guide ambientali comincia proprio qui: andare oltre l’ovvio, oltre l’apparenza, oltre la strada provinciale. E non c’è cosa più gratificante dell’aiutare un viaggiatore a realizzare il proprio sogno di bellezza meglio di come avrebbe potuto fare da solo. Fortunatamente sempre più persone comprendono la grande potenza del trekking e dei viaggi a piedi: una delle formule più rispettose e profonde per assaporare a pieno l’anima di un luogo.

A proposito del set del Gladiatore in Val d’Orcia: la scena del sogno di Massimo Decimo Meridio — quella in cui il generale, ormai morente, cammina nei campi di grano sfiorando le spighe con la mano per tornare alla sua casa — non è girata da nessun’altra parte. È esattamente lo scenario che si attraversa scendendo da Pienza verso la Cappella di Vitaleta: gli stessi cipressi, lo stesso podere, lo stesso grano alto fino ai fianchi. Ridley Scott e la troupe arrivarono qui nell’autunno del 1999, e quella sequenza di pochi minuti ha fatto più per il turismo della valle di vent’anni di campagne promozionali. Pochi anni dopo è arrivata anche la troupe della serie I Medici con Frank Spotnitz, Nicholas Meyer e Dustin Hoffman, che si sono accampati a Pienza per settimane. Il set, in Val d’Orcia, è semplicemente l’angolo di campagna che ti ritrovi davanti senza neanche accorgertene.

rolling-hills-itinerari-val-dorcia-a-piedi-felicità
Felicità negli itinerari a piedi tra le Tuscan Rollign Hills

La mezzadria, i briganti e il Grand Tour

Il concetto di “bellezza”, in Val d’Orcia, un tempo non era così scontato. La mezzadria, da queste parti, è stata pesante, lunga e indimenticabile per i contadini. L’argilla è una terra difficile da lavorare, una coltre impenetrabile per l’acqua d’inverno e per la zappa d’estate. La viabilità dopo le piogge era difficile, l’acqua potabile un privilegio. Bosco quasi niente, sole quanto ne volete. I mezzadri lo avranno considerato un luogo “bello”? Qualche dubbio è il caso di averlo.

Vigneti manco a parlarne, frutteti pochi. Cereali sì: certo, non come adesso. L’area si era guadagnata però l’epiteto di granaio di Siena. Il Santa Maria della Scala, l’ospedale senese — una vera istituzione del Medioevo, fondato nel IX secolo e tuttora visitabile come museo nel cuore di Siena — qui aveva terre, mulini, grancie fortificate e hospitali (come Spedaletto, ancora in piedi lungo la Francigena), le succursali per ospitare i molti viaggiatori in cammino verso Roma.

E loro, i viandanti? Cosa avranno pensato nell’attraversare, talvolta in carovana e talvolta in solitudine, questo immenso vallone che tanto somigliava a un deserto? La risposta è che, spesso, hanno avuto paura. I briganti assaltavano facilmente le genti che con le merci, qui, non avevano riparo. Mai sentito parlare di Ghino di Tacco? Il “Robin Hood” di Radicofani che rubava ai ricchi per dare ai poveri — beh, a dire il vero non è andata proprio così, ma è bello pensarlo. Era un nobile senese del Duecento che, dopo l’esecuzione del padre, si fece bandito e dalla rocca di Radicofani controllava il tratto più impervio della Via Francigena, taglieggiando pellegrini, mercanti e prelati di passaggio. La sua fama lo portò fin nelle pagine di Dante (Purgatorio, canto VI) e di Boccaccio, che gli dedica una delle novelle più gustose del Decameron — quella in cui Ghino rapisce un abate di Cluny per poi rilasciarlo guarito di stomaco e farne un amico per la vita.

val-dorcia-mappa-itinenari-toscana-meridionale
Mappa dei borghi principali della Val d’Orcia – © Palazzo del Capitano

Anche chi si cimentava nel Grand Tour doveva passare di qua. Stendhal, Casanova, Charles Dickens, Goethe, tanto per menzionarne alcuni dei più noti: nessuno di loro, nei rispettivi diari di viaggio, ebbe parole troppo dolci per questi luoghi. Goethe, in particolare, definisce Radicofani un posto di “cattiva reputazione” e racconta della pessima locanda in cui dovette pernottare. Ma erano gli stessi viaggiatori che, una volta tornati a casa, riempivano salotti e libri di racconti su questa terra aspra e poetica, contribuendo a creare il mito che oggi richiama qui ogni anno migliaia di camminator

Noi che qui viviamo siamo a metà tra questi due mondi: l’idillio e la fatica, la bellezza e la paura, il passato e il presente. Soprattutto noi guide, interpreti di un territorio con un grande carattere, non possiamo certo mettere in un angolo il passato. È sempre lì lui, a sorreggerci con le sue radici. Ma i nostri rami sono in crescita, aperti e tesi alle nuove visioni di chi qui deciderà di venire e di condividere con noi riflessioni, chiacchiere, panorami, una fettina di cacio e un bicchier di vino.

Anche d’estate nella grande valle c’è un po’ di vento. Niente è fermo, tutto cambia. Per me impossibile stancarsi.

segnaletica-itinerari-val-dorcia-toscana-meridionale
Gli itinerari della Val d’Orcia sono sempre accompagnati da Segnaletica Internazionale
Itinerari Fotografici in Val d’Orcia

I am a professional photographer and I would like a somewhat special tour, which allows me to capture the best light. Is it possible to walk and at the same time take photos at sunrise and sunset?

E allora, sveglia alle 4:30 del mattino, scarponi ai piedi, macchina fotografica e andare! In alternativa picnic nello zaino per una cenetta in paradiso. Niente di meglio, soprattutto nelle calde giornate estive.

colline-toscana-itinerari-fotografici-val-dorcia
Rotoballe di fieno tra le dorate colline della Val d’Orcia

La Val d’Orcia è il tempio dei fotografi, professionisti o amatori, poco importa.

Vogliamo parlare dei colori? Essendo le colline valdorciane dedite principalmente alla coltivazione dei cereali il passaggio da una stagione all’altra è estremamente cromatico. Al finire dell’autunno il bruno della terra arata lascia il passo al biancore della neve che non di rado cade in qualche fredda giornata invernale. Le brinate coprono la terra con una patina luminosa e, sciolte dal tepore primaverile, fanno posto al verde brillante del grano, del farro, dell’orzo in primavera. Incredibile l’effetto del vento quando il cereale è già alto: il mare pliocenico riprende vita a milioni di anni di distanza e ricomincia ad ondeggiare. L’estate è l’età dell’oro: un oceano giallo mietuto a luglio, quando i campi sono costellati di immancabili rotoballe.

itinerari-a-piedi-val-dorcia-abbazia-sant-antimo
L’itinerario a piedi verso l’abbazia di Sant’Antimo, nel cuore della Val d’Orcia

E cosa dire delle terme di Bagno Vignoni? Sono una vera gioia per tutti, tanto più per i fotografi! La sorgente di acqua calda sgorga nella cuore del paese: il palazzo voluto da Pio II si riflette nella piazza d’acqua, usata spesso per installazioni di arte contemporanea e concerti con un palco che sembra fluttuare tra i vapori… pura magia! Per non parlare del fatto che si può godere delle terme libere nel Parco dei Mulini, mettere semplicemente i piedi a bagno nei gorelli o godersi un sano momento di relax nelle terme attrezzate di uno dei molti hotel.

Trekking organizzato in Val d’Orcia con guida

Se sei arrivato fin qui — e hai letto le schede dei sette itinerari, il periodo migliore, il pezzo sui pici e quello sui briganti — probabilmente hai già capito due cose. La prima: la Val d’Orcia si presta benissimo al trekking. La seconda: organizzare tutto da soli (auto, alloggi giusti, sentieri, cantine dove fermarsi, ristoranti che valgono la cena) richiede tempo. La domanda allora diventa: ha senso farlo con una guida?

La nostra risposta — onesta — è dipende. Se vivi in zona, hai già camminato in Toscana e cerchi un weekend di evasione veloce, puoi tranquillamente partire da solo: i sentieri sono ben segnati, gli agriturismi non mancano, le cantine di Montalcino accolgono visitatori senza prenotazione nei giorni feriali. Se invece vieni da fuori, hai 5 giorni a disposizione e vuoi che ogni ora sia spesa bene — sui sentieri belli, nei posti giusti, con la giusta cena la sera — allora un viaggio organizzato fa la differenza. Non è una questione di trovare la strada (quella la trovi anche con Komoot). È una questione di tempo, di logistica e di accesso a quei piccoli luoghi che dall’esterno non si vedono.

itinerari-a-piedi-val-dorcia-vigneti-montalcino
I vigneti di Montalcino lungo gli itinerari a piedi nella Val d’Orcia

Tre buoni motivi per camminare con una guida

La logistica già pronta. Un trekking di più giorni in Val d’Orcia significa muoversi tra borghi diversi, e questo significa decidere cosa fare dei bagagli. Con il viaggio organizzato i bagagli vengono trasportati in pulmino da un alloggio all’altro: si cammina con il solo zaino di giornata. Gli alloggi sono già scelti — agriturismi e piccoli hotel a conduzione familiare, non catene anonime — e le cene tipiche prenotate nei posti giusti.

La conoscenza del territorio. Le nostre guide ambientali escursionistiche vivono e lavorano in queste valli da anni. Sanno quale variante prendere se la primavera è stata piovosa e un sentiero è impraticabile, sanno in quale podere chiedere se si può attraversare il campo, conoscono il pastore che ti fa assaggiare il pecorino appena fatto, sanno raccontarti perché un’abbazia romanica ha quella forma e non un’altra. È la differenza tra vedere un paesaggio e capirlo.

La dimensione del gruppo. Si cammina in piccoli gruppi (massimo 14 persone). Si parte da soli, ma non si torna soli: la sera, davanti a un calice di Brunello, si fanno chiacchiere e amicizie che spesso durano più del viaggio. È la dimensione che rende un trekking di gruppo qualcosa di diverso da un trekking in solitaria — non meglio, non peggio, semplicemente diverso.

Trekking della dolce Val d’Orcia: il viaggio Trekkilandia

Il viaggio è pensato come un’introduzione completa alla valle: si attraversano i sentieri principali — il Sentiero dei Cipressi, l’Anello di Vitaleta, l’Anello di Monticchiello, un tratto di Via Francigena — si dorme tra Pienza e San Quirico, si visita Montalcino con degustazione di Brunello, si finisce ogni giornata con cene tipiche a base di pici, pecorino e vini locali. Le date di marzo sono scelte non a caso: è il momento in cui il grano è già verde brillante, le colline cominciano a fiorire e i sentieri sono ancora silenziosi, prima del picco turistico di aprile-maggio.

viaggi-a-piedi-lunga-percorrenza-val-dorcia-via-francigena
Gli itinerari della Val d’Orcia regalano anche tratti di viaggi a piedi di lunga percorrenza come la Via Francigena

E se i 5 giorni non sono possibili?

Capita. In quel caso ci sono tre alternative, che ti diciamo apertamente. La prima: organizzare un weekend in autonomia scegliendo due dei sentieri descritti sopra (il Sentiero dei Cipressi più l’Anello di Monticchiello sono perfetti per due giorni). La seconda: scegliere un agriturismo come base fissa per 3-4 notti e percorrere ogni giorno un anello diverso, rientrando alla sera nella stessa stanza. La terza: chiamare Trekkilandia e chiedere se è possibile organizzare un viaggio su misura per il tuo gruppo, con date e durata personalizzate. Anche questo lo facciamo, ed è un’opzione spesso scelta da gruppi di amici, famiglie o piccoli gruppi aziendali.

In ogni caso, in valle ci si arriva. Il modo migliore lo scegli tu.

Domande più frequenti sulla Val d’Orcia

Qual è il periodo migliore per fare trekking in Val d’Orcia?

Il periodo ideale è aprile-giugno per i campi di grano verde brillante e settembre-ottobre per i colori della mietitura e della vendemmia. Luglio e agosto sono sconsigliati per le escursioni in giornata a causa del caldo intenso e della scarsa ombra. In inverno la valle ha un fascino particolare, soprattutto se accompagnata dal bagno termale gratuito a Bagno Vignoni.

Quali sono i comuni della Val d’Orcia?

Il Parco Artistico Naturale e Culturale della Val d’Orcia comprende cinque comuni in provincia di Siena: Castiglione d’Orcia, Montalcino, Pienza, Radicofani e San Quirico d’Orcia. È Patrimonio UNESCO dal 2004 come paesaggio culturale.

Quali sono i 10 luoghi imperdibili in Val d’Orcia?

I dieci must-see lungo i sentieri sono: la Cappella di Vitaleta, i cipressini di San Quirico, l’Abbazia di Sant’Antimo, Bagno Vignoni e il Parco dei Mulini, il borgo fortificato di Monticchiello, Pienza con la Piazza Pio II, Montalcino e la sua Rocca, Castiglione d’Orcia, Radicofani con la sua fortezza panoramica, la Riserva Naturale di Lucciola Bella.

Quanti chilometri di sentieri ci sono in Val d’Orcia?

La rete ufficiale dei sentieri della Val d’Orcia conta circa 17 percorsi numerati per un totale di circa 185 km, segnalati con paline bianche e rosse del CAI e gestiti dal Comune di San Quirico d’Orcia. A questi si aggiungono i tratti di Via Francigena.

È possibile fare un trekking guidato in Val d’Orcia?

Sì. Trekkilandia organizza un viaggio a piedi guidato di 5 giorni, “Trekking della dolce Val d’Orcia”, con bagaglio trasportato e accompagnamento di una guida ambientale escursionistica. Le date e i posti disponibili sono pubblicati sul calendario viaggi.

CALENDARIO VIAGGI 2026

Tutti i Viaggi a Piedi 2025

Sara Testi

3 comments

  • Cinzia

    10/04/2023 at 19:25

    Vorrei fare il trekking nel mese di maggio

    Reply

  • Maria Cristina Zovatto

    17/04/2025 at 13:02

    Vorrei fare 3/4 giorni fine sprile

    Reply

Rispondi

Your email address will not be published. I campi obbligatori sono segnati con *

CERCA IL TUO VIAGGIO PER
Newsletter

Iscriviti alla nostra neglette e rimani aggiornato sui nostri viaggi

VIAGGI A PIEDI SRLS – P.ZZA G VERDI 16 56011 CALCI (PI) – PIVA IT02555350509 – REA PI269710  PRIVACY – DIREZIONE TECNICHE – CONTATTISCALA DIFFICOLTA’

VIAGGI A PIEDI SRLS – P.ZZA G VERDI 16 56011 CALCI (PI) – PIVA IT02555350509 – REA PI269710  PRIVACY – DIREZIONE TECNICHE – CONTATTISCALA DIFFICOLTA’

Copyright © 2020-2025 TREKKILANDIA - All Rights Reserved